C’era una volta

C’era una volta

Dalle poesie di Angelicah

C’era una volta la visione serena di una bambina felice

che giocava e non era mai stanca

e solo quando udiva il richiamo famigliare di sua madre tornava alla realtà della sua casa.

C’era una volta la libertà di giocare all’aria aperta

nei cortili arroventati dal sole di agosto

e si rimaneva in attesa dell’arrivo della fresca pioggia che ci ricordava la fine dell’estate.

C’erano una volta gli adulti che aspettavano la festa del paese per tornare ancora bambini

Intenti a cercare il ricordo del tesoro più grande: l’amicizia.

C’era una volta una bambina che sapeva usare la fantasia

oggi c’è una donna che vuole rievocare i fantastici mondi della sua infanzia.

Opera tutelata dal plagio su http://www.patamu.com con numero deposito 77070.

La Guerra

LA GUERRA

Dalle Poesie di Angelicah

Distesa su un prato verde

Sto guardando il cielo azzurro

Ogni tanto passa qualche nuvola serena

Il vento soffia

Si sente il profumo dei fiori

Chiudo gli occhi

Un bambino piange

È la voce del mondo che chiede aiuto

Li riapro

Mi trovo in una città distrutta dalle bombe

In lontananza si odono voci

Che si mischiano al rumore degli spari

Il cielo adesso non è più azzurro

Ma è rosso come il sangue

E sembra soffrire di questa miseria

Il prato verde è scomparso

Come il profumo di primavera

Niente ora non c’è niente

Solo morte e distruzione

 

Opera tutelata dal plagio su www.patamu.com con numero deposito 74408

Fantasy o Fantastico?

“Non credere mai di essere altro che ciò che potrebbe sembrare ad altri che ciò che eri o avresti potuto essere non fosse altro che ciò che sei stata che sarebbe sembrato loro essere altro.”  Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carrol

Il Fantasy è il nome che comunemente viene dato ad un genere letterario, in generale questo termine viene utilizzato per tutte quelle narrazioni dove è presente l’elemento magico, ciò che è inspiegabile di fronte alla razionalità umana, tipico della fiaba. Non racconta solo una storia di pura evasione, raccoglie insieme i valori e le virtù dell’essere umano ed è sempre presente la descrizione dell’eterna lotta tra il male e il bene.

Questo genere in realtà è figlio del Fantastico dove la storia che viene raccontata esula dalle normali esperienze quotidiane, divenendo così straordinaria. E’ sempre esistito, le sue origini risalgono all’antichità, pensate ai grandi poemi epici e ai loro miti. Durante il corso dei secoli ha subito delle trasformazioni adattandosi ai diversi momenti storici ed è sopravvissuto fino ai nostri giorni.

“Sapeva che sarebbe stato sufficiente aprire gli occhi per tornare alla sbiadita realtà senza fantasia degli adulti.” Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carrol

All’interno del vasto mondo del fantastico troviamo quindi diversi sottogeneri con cui oggi ci divertiamo a classificare le storie tra i quali l’orrore, la fantascienza, il fantasy e il gotico.

Ma perché questo genere è amato da tanti? Perché queste storie sono capaci di evocare l’immaginazione del lettore, che ai suoi occhi diventano credibili, è l’effetto della sorpresa che rende questo genere letterario tanto affascinante.

Vi consiglio qualche romanzo:

  • Harry Potter di J. K. Rowling (la saga completa)
  • Il trono di spade di George R. R. Martin (la saga completa)
  • It di Stephen King
  • Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carrol
  • Alice attraverso lo specchio di Lewis Carrol
  • Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi
  • Peter e Wendy di J.M. Barrie

Buona lettura!

Come Non Scrivere Un Romanzo

Nel web, in edicola, nelle librerie ci sono diverse guide che spiegano come scrivere un romanzo di successo… non voglio dire che siano del tutto inutili, ma quasi. Sicuramente se l’aspirante scrittore non ha la più pallida idea di come cominciare, forse potrebbe prendere spunto da uno di questi libri.

Ricordatevi però che la vostra storia non la troverete tra quelle pagine, l’idea banale o innovativa che sia la dovete trovare dentro di voi!

Anche io come tutti quelli che hanno iniziato, sono andata alla ricerca di questi manuali, tanto per capire da dove partire, dopo averne letti 4 o 5 il messaggio è arrivato forte e chiaro, era tutto inutile, quello che dovevo fare era semplicemente sedermi davanti ad un monitor e iniziare a scrivere. Del mio primo romanzo non ho fatto nemmeno la scaletta è venuto fuori da se, le idee sono schizzate fuori dal cervello. Alla fine, dopo un mese e mezzo e scrivendo tutti i giorni ho terminato la prima bozza! Uno schifo!! Refusi, parole ripetute, frasi senza significato… alla fine alla sesta bozza l’ho finalmente pubblicato. Ho deciso di non inviarlo a nessuna casa editrice, ero troppo fiera di me stessa per quello che avevo creato da sola e volevo godermi il momento.

Dove sta la magia? La magia può essere tradotta in immaginazione!

Provate ad immaginare una scena, ad esempio una porta chiusa di una stanza, d’un tratto la porta si apre ed entra… continuate voi! E’ ovvio che da quella porta può entrare chiunque o qualsiasi cosa, siete voi che dovete decidere! Se riuscite ad iniziare non fermatevi, continuate e non pensate alla grammatica o alla sintassi quella si può sempre sistemare. Quello che dovete sempre tenere alla mente quando descrivete un personaggio è il movente! Le azioni sono l’effetto di una qualche causa, e perché la vostra storia diventi credibile dovete sempre rispettare questa regola…

Personalmente non ho altri consigli da dare, le scalette i metodi vari, non servono a nulla, quello che ci vuole è solo tanta immaginazione e fiducia in se stessi! La strada è lunga e molto faticosa, se riuscirete a portare a termine il vostro primo romanzo, alla fine vi sembrerà di aver scalato una dannata montagna! Se non ci credete voi in quello che scrivete non ci potrà certo credere il lettore! Ma questa è una regola che a mio parere può essere usata in ogni occasione della vita, si sposa con tutto.

Allora per essere più precisi:

  • Non comprate libri che trattano corsi di scrittura, se proprio dovete farlo spendete poco.
  • Non lesinate le parole, scrivete tutto quello che vi viene in mente.
  • Non abbiate paura di mostrare voi stessi, è normale che in ogni romanzo ci sia il vissuto dell’autore che lo ha scritto.
  • Non tenete il vocabolario sulla scrivania come ferma fogli, usatelo! Ci sono parole che non conoscete.
  • Non comprate i libri solo per arricchire la vostra libreria, ma leggeteli.
  • Non illudetevi che sia facile, è il contrario.
  • Non chiudetevi in voi stessi, apritevi a nuove esperienze e alle persone, tutto fa brodo.

Buon lavoro a tutti quelli che ci vogliono provare!

L’AQUILA

L’AQUILA

Dalle poesie di Angelicah

L’Aquila vola libera nel cielo

È padrona del vento

È forte

E ogni animale che la vede scappa

Perché sa di non poter vincere contro di lei

Ora però l’aquila non è più la regina

C’è un altro animale più forte di lei è l’uomo

Che non ha il coraggio di affrontarla nel cielo

Dove lei è maestra

Le spara vigliacco alle ali

L’Aquila che non può niente contro il fucile

Cade a terra e muore.

Opera tutelata dal plagio su www.patamu.com con numero deposito 74408

La Vecchia Signora – racconto di Natale

La Vecchia Signora – Racconto di Natale

È il giorno della vigilia di Natale, la città in questo periodo si veste di luminarie e profumo di caldarroste. Oggi come tutti gli anni i negozi chiuderanno nel tardo pomeriggio, le strade ad una certa ora rimarranno vuote e la gente correrà a casa a consumare la cena natalizia in famiglia.

Io dovrei andare alla mensa a consumare un pasto dignitoso, almeno questo è quello che ci hanno promesso, due pietanze hanno detto, un primo è un secondo e poi visto che è la notte di Natale ci sarà anche una pezzo di dolce.

Chi me lo ha detto? Ah Si! Mario è stato!

Quell’amico che di solito dorme vicino alla stazione, me lo ha detto lui l’altro giorno, quando ci siamo incontrati per caso ai mercati generali, quando eravamo lì a cercare nei bidoni della spazzatura qualche avanzo ancora messo bene.

Lui ha detto, che ci va sicuramente alla mensa e che un pasto caldo ogni tanto ci vuole, soprattutto se è la notte di Natale, che la minestra quando è calda ti scalda l’anima, così ha detto Mario…

Ma io… beh io… non ci andrò… mi piacerebbe però, perché ci saranno tanti amici “sfortunati” come me, “sfortunati” ci chiamano quelli della mensa… ma non posso, stasera ho un appuntamento con una vecchia signora.

Ho fame e freddo, è inutile negarlo… quest’anno dice che non ha ancora gelato e che il freddo arriverà proprio in questi giorni e che fino adesso ancora non sembrava inverno. Chi lo dice non dorme per strada e non usa un cartone per scaldarsi come fanno quelli “sfortunati” come me, chi lo dice ha il suo letto, con coperte di piume… ma per me l’inverno è arrivato da un pezzo, da quando al mercato sono cominciati a sparire i cartoni nuovi. Se ci capiti d’estate al mercato, i cartoni li vedi tutti ammucchiati in un angolo, nessuno li prende, ma appena iniziano a scendere le temperature tutti ne vogliono uno.

Sto divagando come al solito… è l’unica cosa che mi è rimasta da fare… la facoltà di pensare non me l’hanno ancora tolta…

Non andrò alla mensa stasera… un piatto di minestra mi alletta… è vero! Ma ho fatto una promessa alla vecchia signora e poi non posso riempire il mio stomaco, l’ultima volta che l’ho fatto sono stato male per una settimana… se lo allarghi dice che poi si abitua, e dentro ci devi mettere altro per riempirlo, e se quell’altro non ce l’hai beh… soffri…

Stasera mi accontenterò di rimanere qui ad aspettare… mi accovaccerò sotto questo portico in questa strada del centro della città a guardare la gente che passa.

Aspetterò la vecchia signora qui fino a quando i negozi chiuderanno, fino a quando l’ultima vetrina non si sarà spenta, e l’ultima persona non sarà rientrata a casa. Ad un certo punto la strada diverrà vuota e quello sarà il mio momento magico…

Si sono fatte le sei… ne sono sicuro perché ho sentito i rintocchi della campana della chiesa, le persone tra poco usciranno in fila, una alla volta spingendo le pesanti porte di legno… mi diverte guardare le facce della gente, osservo i volti di quelli che escono dalla chiesa dopo aver sentito la predica del prete, hanno un baluginino negli occhi che svanisce dopo qualche pedata sul marciapiede… pressappoco quando passano davanti a me. Alcuni si sottraggono al mio sguardo, altri sfuggono la loro attenzione dall’altra parte della strada, ma tutti fanno la stessa cosa, abbassano la testa, è come se a pochi passi dalla chiesa sentano ancora l’occhiata del Cristo che li giudica dall’alto della sua croce… e si vergognano…

Comunque a me non importa… sono abituato ad essere invisibile, le persone hanno paura di ciò che non conoscono, e a me non mi conosce nessuno… non mi sono mai presentato! E poi se Cristo avesse pensato a me ogni tanto, mi avrebbe aiutato a non dimenticare il significato della parola speranza… ma ormai è tardi… niente ripensamenti… stasera finalmente la vecchia signora mi verrà a trovare!

Sono le sette in punto… Abdul, l’amico che vende le caldarroste, sta mettendo via tutto, ormai non passa quasi più nessuno per la strada, e non vale la pena per lui perdere tempo e rimanere qui fuori a congelarsi il culo… forse anche lui andrà alla mensa a mangiare la minestra… non è cristiano, ma al diavolo! Un piatto caldo non si rifiuta mai!

Finalmente le strade sono vuote, l’atmosfera è surreale… i rumori sono ovattati e l’aria ha perso quel profumo di caldarroste misto a zucchero caramellato, la guazza sta scendendo a terra prepotente, l’asfalto luccica sotto la luce dei lampioni e le mie ossa iniziano a freddarsi. Le vetrine sono spente e le entrate dei negozi sono serrate, negli appartamenti ai piani superiori dei palazzi le luci sono accese, sono tiepide, coperte da un velo di brina spalmata sopra i vetri.

Ho tanta fame… e ho freddo… mi copro col cartone per quello che posso e appoggio la testa sulle ginocchia… è strano come ti prende il freddo, è vero che viene da fuori, ma invece di farti male la pelle, per prime ti fanno male le ossa… il dolore inizia dalle dita delle mani, ti fanno così male che sembra che debbano staccarsi di netto da un momento all’altro, ho paura anche a muoverle.

Oramai per strada non c’è più un anima, l’unica che è rimasta qui fuori è la mia, la temperatura sta calando, me ne accorgo dalla guazza sull’asfalto che è diventata bianca, sta ghiacciando, tiro un po’ più su il cartone per coprirmi meglio, ma è tutto inutile scivola, le mie membra lo sanno che sto congelando e iniziano a tremare.

In verità non so ancora se è il gelo che mi fa venire i brividi o quella donna con la veste nera che mi fissa dall’altra parte del marciapiede… non mi sento pronto, ma non mi importa, rimango qui a contare i miei respiri e aspetto che si avvicini. E se mi chiedesse qualcosa? Qualunque cosa? Saprei risponderle?

È troppo tardi per dubitare di me stesso… la vecchia signora è giunta, è in piedi dinanzi a me, mi posa una mano sulla nuca, appena mi sfiora, il gelo invade tutto il mio corpo, ma smetto di tremare, una pacata serenità mi invade, quella che era la mia vita dai contorni frastagliati diviene una linea definita, il respiro è sempre più pigro e mi addormento in pace con me stesso.

Questo Racconto è un’opera di fantasia. Nomi, persone, animali, luoghi, avvenimenti, città e cose sono il frutto dell’immaginazione dell’autrice. Qualunque somiglianza a persone, animali, luoghi, avvenimenti, città e cose è puramente casuale.

Copyright: Chiara Gentili
Tutti i diritti sono riservati all’autore in Italia e all’estero, per tutti i paesi. Nessuna parte di questo libro può essere memorizzata o trasmessa con qualsiasi mezzo, in qualsiasi forma senza autorizzazione scritta da parte dell’autore. Qualsiasi distribuzione o fruizione non autorizzata costituisce violazione dei diritti dell’editore e dell’autore e sarà sanzionata civilmente e penalmente secondo quanto previsto dalla legge 633/1941.

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