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“Berserkr” di Alessio Del Debbio

Titolo: Berserkr

Autore: Alessio Del Debbio

Editore: Dark Zone Edizioni

Genere: urban fantasy

Formato: cartaceo e digitale

Prezzo: 14,90 euro (cartaceo), 2,99 euro (ebook)

Pagine: 192

Isbn: 978-8899845209

Copertina realizzata da Livia de Simone Art.

Trama: Berlino, inizio del terzo millennio. La Guerra Calda è finita, gli Accordi dell’89 sono stati firmati e la città è stata divisa in sette zone, ciascuna assegnata a una delle antiche stirpi. All’interno della ringbahn vivono gli uomini, protetti dalla Divisione, incaricata di mantenere la pace e impedire sconfinamenti e scontri tra le stirpi. Misteriosi omicidi, provocati da sconosciute creature sovrannaturali, iniziano però a verificarsi in tutta la città, rischiando di frantumare il delicato equilibrio raggiunto. La Divisione incarica Ulrik Von Schreiber di indagare, aiutato dal pavido collega Fabian, ben sapendo quanto abbia a cuore il mantenimento della pace. Ma Ulrik non è soltanto un cacciatore, incarna lo Spirito Protettore della Città, l’Orso di Berlino, che non attende altro che liberare la propria furia.

Il romanzo ha vinto il secondo premio al Trofeo Cittadella 2018.

Estratto: Ulrik correva nella notte. Tutto attorno il bosco bruciava, divorato da fiamme d’ombra.

Si guardò indietro; suo padre l’aveva intimato di non farlo mai, ma lui voleva sapere dove fosse. L’aveva cacciato via ed era rimasto con altri uomini a combattere e lui voleva sapere se stava bene. Doveva stare bene.

Non si accorse di una radice sporgente e ruzzolò a terra, battendo la testa. Un rivolo di sangue gli coprì l’occhio destro, lo spazzò via con la manica della felpa, poi riprese a correre nella foresta. Suo padre gli aveva detto di raggiungere lo stadio, dove si erano asserragliate le donne e i bambini, protetti dal fuoco di sbarramento delle forze governative, ma Ulrik aveva perso l’orientamento. A nove anni gli alberi sembravano tutti uguali. Così si ritrovò ai piedi di un colle, che subito riconobbe, capendo di essere parecchio fuori strada.

Vide i resti dell’edificio sulla sommità e rabbrividì. Circolavano strane storie su quella montagna e sulla macabra fine dei suoi abitanti, divorati da ombre così fitte che neppure il sole di mezzogiorno avrebbe scalfito. Sul tetto della costruzione c’era ancora una vasca colma del sangue dei morti, macabro promemoria per chiunque avesse cercato di violarne i confini, ma Ulrik non aveva scelta; sentiva i cani alle sue spalle, il respiro pesante del gigante cattivo che voleva metterlo in quel sacco puzzolente. Cosa ci fosse dentro non voleva scoprirlo, così iniziò a salire la Montagna del Diavolo. Dalla cima, quantomeno, avrebbe potuto tener d’occhio la foresta circostante e magari individuare suo padre.

Biografia dell’autore: Alessio Del Debbio, scrittore viareggino, appassionato di tutto ciò che è fantastico e oltre la realtà. Numerosi suoi racconti sono usciti in riviste (come Con.tempo e StreetBook Magazine) e in antologie, cartacee e digitali (come I mondi del fantasy, di Limana Umanìta Edizioni, Racconti Toscani, di Historica Edizioni, Sognando, di Panesi Edizioni). I suoi ultimi libri sono i fantasy contemporanei Ulfhednar War – La guerra dei lupi (Edizioni Il Ciliegio, 2017), I Figli di Cardea (Edizioni Il Ciliegio, 2018) e Berserkr (Dark Zone, 2017).

Cura il blog “I mondi fantastici” che promuove scrittori di fantasy italiano. È presidente dell’associazione culturale “Nati per scrivere” che d’estate organizza la rassegna “Un libro al tramonto” – Aperitivi letterari a Viareggio, per far conoscere autori toscani.

Disponibile su tutti gli store di libri e ebook.

Link cartaceo:

https://www.amazon.it/Berserkr-Alessio-Del-Debbio/dp/8899845204/

Link Ebook:

https://www.amazon.it/Berserkr-Alessio-Del-Debbio-ebook/dp/B07CQJ7W9F/

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“L’anno del dragone” di Federico S. Boccuzzi

Sinossi:

Un semplice cameriere impiegato in un ristorante del comasco scopre di avere capacità che neppure immagina. Inconsapevole del suo innato potere, scoprirà di essere stato fin dalla nascita un addotto da parte di razze aliene che da sempre controllano le vite di miliardi di persone. Affiancato dalla propria famiglia e da due personaggi enigmatici, dovrà sottrarsi alla caccia da parte di un’oscura e occulta organizzazione. Una fredda e spietata elite fermamente decisa ad impedire che le doti del protagonista non contagino altre persone e soprattutto non contribuiscano a modificare lo status che sono riuscite a instaurare, con la supervisione aliena, nell’arco di migliaia di anni sul pianeta terra. Una surreale e rocambolesca fuga da una esistenza che sembra essere più concreta di quella che il protagonista ed il 99 % della popolazione mondiale vive ogni giorno. Un viaggio interiore verso la consapevolezza che, anche una sola, semplice, anonima persona potrebbe fare la differenza nell’intento quasi disperato di aumentare il livello di coscienza dell’intera umanità e così stravolgere i paradigmi su cui è retta.

Editore: Lettere Animate Editore

Data uscita:06/02/2017

https://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/pages/catalogo/searchresults.html?prkw=l%27anno+del+dragone&cat1=&prm=

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“Atto di fede” di Marco La Paglia

Sinossi:

Andrea è un ragazzino cresciuto tra i boschi insieme alla madre. Innamoratosi di Aidoann, appartenente a una famiglia di nomadi, abbandona la propria casa per ritrovarsi coinvolto in una serie di eventi drammatici che hanno, in qualche modo, come sfondo, le vicende della nostra Italia. Marco La Paglia ci fa immergere nei personaggi (Andrea e il mondo nomade) scrivendo in terza persona: un artefizio letterario che si presta benissimo per questo romanzo di formazione.

(Si parte) dalla città di Genova con la vita di Andrea, (si naviga) fra il mondo nomade, della malavita e del lavoro duro, (si attracca) fra i cuori di un amore lontano e vivido nei ricordi dei marinai, protagonisti delle vite dei personaggi di questo splendido romanzo.

Editore: Herkules Books (10 luglio 2018)

https://www.amazon.it/Atto-fede-Bianco-Marco-Paglia-ebook/dp/B07FDGRXVM/ref=tmm_kin_swatch_0?_encoding=UTF8&qid=1533373102&sr=8-1

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“Io sono la pioggia” di Beatrice Corradini

BEATRICE CORRADINI (Roma, 1995) studia Letteratura italiana moderna e contemporanea. Ama tutto ciò che è poesia, vintage, punk, fantascienza e chimica, e quando non è impegnata a scrivere e disegnare è possibile trovarla intrappolata su Skyrim. Sue principali ispirazioni e aspirazioni sono Stefano Benni e Douglas Adams.

SINOSSI: Quando la porta dell’aula si apre e al posto del tuo solito prof di italiano entra un tizio che sembra un vampiro, bello e ironico. Quando te lo ritrovi sul palco di un concerto, tatuato fino al collo, ma sei ubriaca e fai una figura imbarazzante. Quando assieme a una nuova compagna di banco molto punk entri in rotta di collisione con i pessimi individui del centro sociale di estrema destra poco lontano dalla scuola, e cominci a frequentare un po’ troppo le armi da taglio. Be’, allora la quinta liceo diventa interessante. Nel senso di complicata. Nel senso di pericolosa per l’incolumità fisica tua e dei tuoi amici. Ma Andrea, un nome da ragazzo e un’anima da poetessa punk, di fronte a tutto questo non si tira certo indietro: è una ribelle, lo è anche il professor Primo Parisi, e forse il tempo e il luogo in cui si sono incontrati sono proprio quelli giusti per la ribellione. A dispetto di ogni buonsenso, sono quelli giusti anche per l’amore. Che sboccia come i fiori tra le sterpaglie, controvoglia, contromano, tra un’occupazione scolastica che si trasforma in guerriglia e una gita galeotta a Manchester…

Acida, indomita, profonda e dissacrante, Andrea attraversa le avventure dell’anno che le cambierà la vita in sella all’eroica Sally, la sua bicicletta, novella Giovanna d’Arco delle periferie romane, portandoci con sé in un romanzo che sa giocare con le storie e i sentimenti, con il passato e le parole, come il sangue gioca nelle vene: in un fiotto di colpi di scena e colpi al cuore, vivo e indimenticabile.

Editore: Centauria

Data di pubblicazione: 15 giu 2017

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1 – SCRITTURA CREATIVA: trovare l’idea

1 – SCRITTURA CREATIVA: trovare l’idea

Dove trovi l’idea per il tuo romanzo?

Una storia di narrativa inizia da un idea. E le idee nascono dalla vita di tutti i giorni: da ciò che vedi; che fai; che provi.

Devi sapere quello che ti succede intorno, devi tenerti aggiornato sui fatti, leggere i giornali. Ma devi anche saper ascoltare le persone e saperle osservare.

L’idea è un’associazione di immagini, suoni e odori, ma soprattutto di emozioni.

Sono le otto del mattino e sei alla fermata che aspetti l’autobus, è la solita ordinaria giornata lavorativa. Sali sul mezzo, di sfuggita ti accorgi che ci sono un paio di posti liberi, così ti affretti a occuparne uno, vicino a te si siede una donna anziana. Osservala. Non esagerare però o penserà che sei un molestatore.

Indossa un cappotto bordeaux di lana cotta, la maglia non riesci a vederla perché per il freddo è abbottonata fino a sotto il collo. La gonna è sempre rossa e di lana, di un tono di colore più freddo del cappotto. Odora di pulito, profuma di borotalco alla rosa. C’è solo un particolare che non ti torna: le scarpe; sono da ginnastica

Il bus ha iniziato il suo solito percorso, il dondolio ti fa tornare la sonnolenza, sbadigli.

E se… quella anziana signora si alzasse all’improvviso e tirasse fuori dalla borsetta una pistola? Cosa accadrebbe?

E se…

Ti ho fatto questo esempio per farti vedere che una storia può nascere in qualsiasi momento anche dai piccoli frammenti della vita di tutti i giorni. Il trucco è finire la frase.

Non dimenticarti di appuntare le tue idee, potrebbero sempre tornarti utili, portati un quaderno e una penna o se ami la tecnologia segna tutto sullo smartphone.

Copyright Chiara Gentili, vietata la riproduzione, anche parziale.

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“REDENZIONE” di Domenico del Coco

Due fratelli per lungo tempo divisi. Un incidente che cambierà la vita all’interno della famiglia. Chi nasce fortunato e chi subirà un periodo di galera. Glauco è davvero il male della società? E’ l’editore senza scrupolo o un uomo pieno di sentimento? Odio e amore sete di vendetta e di pace cambieranno la vita di Glauco vittima di una società logorroica dove a volte quello che appare non è realmente. Glauco è una pedina di una scacchiera che con la forza di volontà e di cambiamento riesce a reagire di fronte a tanta ostilità. Un libro che insegna ad affrontare il dolore ed espiare le colpe in cerca di una “Resurrezione” tolstojana. Redenzione è un inno alla vita, al cambiamento e alla crescita interiore talvolta difficile e in salita. Un libro che fa riflettere l’importanza dei valori affettivi nelle persone e la voglia di dare una nuova occasione alle persone la cui fiducia è andata persa. Redenzione perché ogni essere umano possa trovare la sua strada, il suo cammino e la sua felicità.

Editore: Cavinato Editore (26 settembre 2016)

Lingua: Italiano

https://books.google.it/books/about/Redenzione.html?id=jkskDQAAQBAJ&redir_esc=y

https://www.libreriauniversitaria.it/redenzione-coco-domenico-cavinato/libro/9788869825118

https://www.amazon.it/Redenzione-Domenico-Del-Coco/dp/8869825116

Il ricavato delle vendite è finalizzato all’acquisto di materiali didattici per ragazzi autistici.

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MAGICAE

Giacinto è una fata che si sente infelice perché non capisce la ragione della sua esistenza,  come le altre della sua specie ogni giorno osserva la vita della sua sorella umana attraverso una magica sfera di cristallo.

Una notte però la luna si commuove nel vedere la sua creatura soffrire e decide di donarle la possibilità di vivere un giorno da umana.

Giacinto grazie all’incantesimo della Luna viene mandata nel nostro mondo e trasformata in una ragazza.

Nella nostra dimensione, per mezzo di un sortilegio, arriva anche Gramigno, un malefico troll dall’animo crudele che brama da sempre di impossessarsi della sfera di cristallo della fata.

Giacinto si trova per magia nella città di Barcellona insieme al troll, il quale cogliendo l’occasione le ruba il cristallo e scappa.

La fata è rimasta sola in un mondo che conosce appena, ma per fortuna incontra Felix un giovane artista che sogna una vita diversa.

Felix la aiuta a ritrovare la sfera magica che le serve per fare ritorno nel suo mondo, per il volere delle magia i due ragazzi si sono incontrati e si innamoreranno.

È una corsa contro il tempo durante la quale Giacinto sperimenta tutta la gamma delle emozioni umane e vive una tenera storia d’amore.

Alla fine la fata comprende il motivo della sua vita e le emozioni trionferanno.

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La fuga del palloncino

Due amici si incontrano tutti i giorni nello stesso posto e alla stessa ora per passare del tempo insieme e scambiare qualche chiacchiera:

«Ti sei mai chiesto che fine fanno i palloncini quando volano via?»

«No… Non ci ho mai pensato.»

«Io si, mi capita quando ne perdo uno.»

«Hai ragione… Anche a me capita!

«Pensaci… Senza motivo ti scappa via il filo dalla mano e il palloncino vola via.»

«Si! Bravo! E tu non puoi farci niente e rimani lì a fissare il palloncino, che oramai è arrivato a diversi metri di altezza lontano da te.»

«E cosa fai?»

«E che puoi fare? Ti senti impotente!»

«Già… »

«Il fatto è, che vorresti riacchiapparlo, ma non puoi e allora speri che da un momento all’altro torni giù… ma sai che non succederà.»

«Già… E allora?»

«E allora… Lo segui con gli occhi e lo vedi andare prima in una direzione, poi in un’altra e poi virare a seconda di come tira il vento, finché alla fine non lo vedi più e scompare.»

«E dove va?»

«È proprio questo il punto… Non lo so!»

«Già! Nemmeno io!»

«Insomma me lo sono sempre chiesto, ma non avendo una risposta non ci ho più pensato.»

«Perché?»

“Perché non ha importanza credo… Chi se ne frega dove va a finire… È solo un palloncino giusto?»

«Giusto!»

«Comunque credo che alla fine scoppi per la pressione o una cosa del genere e poi l’involucro cada giù.»

«Ne sei sicuro?»

«Credo di sì.»

«Mmm… Non lo so… io non ho mai trovato pezzi di involucro di palloncino per la strada e non conosco nessuno che li abbia trovati.»

«Mmm… È vero, neanche io.»

«E allora?»

«E allora non lo sapremo mai.»

«Se tu fossi un palloncino e riuscissi a fuggire, dove vorresti andare?»

«Io? Da nessuna parte credo.»

«Perché?»

«Perché avrei paura di perdermi o magari di scoppiare.»

«Hai ragione, il cielo è troppo vasto.»

«Già… Non credo mi piacerebbe essere un palloncino.»

«Già… nemmeno a me.»

.

Questo Racconto è un’opera di fantasia. Nomi, persone, animali, luoghi, avvenimenti, città e cose sono il frutto dell’immaginazione dell’autrice. Qualunque somiglianza a persone, animali, luoghi, avvenimenti, città e cose è puramente casuale.

Copyright: Chiara Gentili

Tutti i diritti sono riservati all’autore in Italia e all’estero, per tutti i paesi. Nessuna parte di questo libro può essere memorizzata o trasmessa con qualsiasi mezzo, in qualsiasi forma senza autorizzazione scritta da parte dell’autore. Qualsiasi distribuzione o fruizione non autorizzata costituisce violazione dei diritti dell’editore e dell’autore e sarà sanzionata civilmente e penalmente secondo quanto previsto dalla legge 633/1941.

Opera tutelata dal plagio su http://www.patamu.com con numero deposito84466

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L’abitudine ai giudizi

Siamo così abituati a pensare di valere qualcosa solo se riceviamo dei consensi da chi pensiamo dovrebbe saperne più di noi.

Abituati! Perché di abitudine si tratta.

Abitudine: abi’tudine/ s. f. [dal lat. habitudo -dĭnis, der. di habĭtus -us «abito»]. – 1.(ant.) Disposizione o costituzione naturale; inclinazione: a. del corpo, dell’animo. sin attitudine, predisposizione, propensione, tendenza. 2.a. Tendenza a ripetere determinati atti e comportamenti, anche con la prep. a: avere, prendere, contrarre, perdere un ’a.; una buona, una cattiva, una pessima a.; fare l’a. a qualche cosa, avvezzarcisi al punto da non avvertirne più la presenza. sin consuetudine (di), (lett.) costumanza (di), costume (di), vezzo (di). b. (filos., giur.) Disposizione stabile, costante modo di essere e di operare.

Quando veniamo al mondo siamo liberi, poi per ogni cosa che facciamo dal momento in cui emettiamo il primo vagito ci viene detto “bravo che mangi” “sei bravo che non piangi” oppure “sei cattivo se fai i capricci”…

E questo si ripete il primo giorno di scuola materna, quando cominciamo a confrontarci con gli altri bambini. Il primo giorno delle elementari dove anche come prendi una penna in mano viene valutato positivamente o negativamente. E via fino all’università e al primo colloquio di lavoro e in ufficio. Perfino quando morirai il prete durante l’omelia dirà “è stata una buona persona, ottimo padre/madre, ottimo marito/moglie…”

L’abitudine al consenso è tatuata nel nostro Dna ed è difficile liberarsene. Non solo non siamo capaci di credere in noi stessi e in quello che facciamo senza essere giudicati. Non concediamo la nostra fiducia a nessuno che non sia stato reso credibile dai famosi giudizi!

So di essere ripetitiva, ma una grande scrittrice a riassunto tutto quello che sto dicendo meglio di me.

Leggete e meditate, ogni tanto c’è bisogno che qualcuno ci ricordi chi siamo e quanto valiamo e quel qualcuno siamo proprio noi stessi!

“La nostra più grande paura non è quella di essere inadeguati. La nostra più grande paura è quella di essere potenti al di là di ogni misura. È la nostra luce, non la nostra oscurità che più ci spaventa.Ci chiediamo, chi sono io per essere brillante, bellissimo, pieno di talento e favoloso? In realtà, chi sei tu per non esserlo? Sei figlio di dio. Il tuo giocare in piccolo non serve al mondo. Non c’è niente di illuminato a sminuire se stessi in modo che altre persone non si sentano insicure vicino a te. Siamo tutti nati per brillare come fanno i bambini. Siamo nati per manifestare la gloria di Dio che è dentro di noi. Non solo in alcuni di noi, ma in tutti noi. E mentre lasciamo che la nostra luce risplenda, inconsciamente diamo agli altri la possibilità di fare altrettanto.E quando siamo liberati dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.”

Marianne Williamson

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I luoghi delle fiabe Disney che esistono davvero

Le fiabe Disney ci hanno sempre trasportato verso castelli incantati, foreste magiche e villaggi sperduti. Ma alcuni di questi posti esistono davvero.

Frozen (2013) – Arandelle, Norvegia

È ispirato al regno di Arandelle, che si trova su un fiordo norvegese della Penisola Scandinava.

La Bella e la Bestia (1991) – Alsazia

Piccolo, grazioso e pieno di fiori, il villaggio di Belle

Il Re Leone (1993) – Serengeti

Il territorio è condiviso da due nazioni, Tanzania e Kenya, ed è il posto migliore per i turisti per ammirare i leoni nel loro habitat naturale.

Aladdin (1992) – Taj Mahal in Agra, India

La Bella Addormentata nel Bosco (1987) – Baviera

Rapunzel (2010) – Mont-Saint Michel, Normandia

Il gobbo di Notre Dame (1997) – Cattedrale di Notre Dame, Parigi

La storia del Gobbo di Notre Dame è ambientata a Parigi e prende ispirazione dell’omonima cattedrale, che si trova nel centro della città.

La Sirenetta (1989) – Castello di Chillon a Veytaux in Svizzera

Biancaneve (1951) – Segovia, Spagna

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Le panchine letterarie di Londra

Queste panchine sono state installate a Londra per promuovere la letteratura.

Ogni panchina rappresenta un’opera letteraria dei maggiori autori inglesi e mondiali, decorate da illustratori professionisti  e artisti locali.

ORGLOGLIO E PREGIUDIZIO, Jane Austen

PETER PAN, J.M. Barrie

ALWAYS TRY TO BE A LITTLE KINDER THAN IS NECESSARY, J.M. Barry

MARY POPPINS, P.L. Travers

IL LIBRO DELLA GIUNGLA, Rudyard Kipling

IL SEGRETO DI GREENSHORE, Agatha Christie

L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNESTO, Oscar Wilde

IL DIARIO DI BRIDGET JONES, Helen Fielding

LE AVVENTURE DI ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE E ATTRAVERSO LO SPECCHIO, Lewis Carroll

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10.15 A.M

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10.15 A.M

Sono distesa, le braccia e le gambe sono oppresse da un peso che non posso vedere, ma che fa affondare i miei arti nel materasso, non riesco a muoverli.
Anche il bacino è ancorato al letto da una forza incorporea.
Sento di conoscere il luogo dove mi trovo, il letto mi sembra quello di un ospedale, anzi ne sono sicura!
E poi c’è quell’odore di disinfettante, inconfondibile, misto alla puzza di merda e piscio, che ti rimane attaccata ai vestiti.
Non vedo bene, mi sembra di guardare attraverso un lente di plastica, ho la nausea.
C’è la faccia di un’uomo che rimane sospesa sopra la mia, credo mi stia esaminando con cura, non riconosco i suoi lineamenti, posso dirigere gli occhi solo davanti, se li giro di lato vedo solo oscurità e la luce svanisce.
Ho il presentimento di trovarmi nel corpo di qualcun altro, la mente è confusa.
Come non vedo bene, anche l’udito è pessimo, i rumori sembrano arrivare da lontano, sono ovattati.
Poi quell’uomo mi tocca il viso con le dita, mi da dei colpetti sulle guance, ma non sento il contatto, vedo solo la sua mano muoversi ritmicamente sul mio volto, con il dito indice mi tira giù la palpebra. Vorrei dirgli di smetterla, ma niente!
Non ne sono in grado!
Perché mi trovo qui? Gli chiedo.
Nessuna risposta, mi ignora, non mi sente e continua quello che stava facendo.
La mia volontà cosciente non riesce a far muovere i muscoli del corpo e la voce non esce.
«È morta!» Dice l’uomo a qualcuno che si trova al suo fianco, ma che io non posso vedere.
Un momento, penso io, non sono morta, sono viva, il cervello ragiona, è solo che non riesco a muovere un fottuto muscolo del mio corpo.
Mi concentro, ci riprovo, devo riuscire a parlare!
Devo dirgli che sono viva!
« È sicuro dottore?» dice un’altra voce, è probabile che appartenga alla figura in piedi vicino al mio aguzzino.
Ascolto con attenzione.
«Si sono sicuro! Segna… ora del decesso 10 e 15»
No!
Dottore!
Forse non ci siamo capiti!
Io sono viva!
Non credo, che per me sia arrivato il momento di morire!
E poi… non sono pronta!
E poi, mi scusi, se glielo faccio notare, ma non credo nemmeno di essere io, la morta!
Non mi faccia incazzare dottore!
Continua ad ignorarmi.
Glielo ripeto dottore, guardi che ci deve essere stato un errore!
Poi, finalmente, la vista diventa normale, l’udito anche, esco dalla bolla di plastica.
La testa non si muove ancora, ma la bocca riesco ad aprirla: «Mi può concedere qualche ora di vita in più dottore?»
Glielo dico con tono educato, umilmente, come se gli chiedessi di farmi un grosso favore.
Lui risponde con prontezza senza neanche pensare alla possibilità di cambiare idea: «Mi dispiace signora… non posso, è arrivata la sua ora!»
Stringo le dita sul lenzuolo in un pugno.
Lo supplico: «La prego dottore!»
«Mi dispiace signora… ma come le ho già spiegato, lei è morta!» Dice in tono pacato.
Vorrei piangere, ma non ci riesco cazzo!
Non voglio più parlare, capisco che tanto ha già preso la sua decisione.
Sento, che non posso fare nulla, allora la rabbia mi sale da dentro e invece di lasciarmi andare in un pianto isterico e liberatorio, inizio a sudare, in pochi secondi sono fradicia!
Lo stomaco si torce, il dolore è acuto devo vomitare.
Il cuore pompa più veloce, sento battermi le tempie.
Non riesco a respirare, l’ossigeno non è sufficiente.
Allora è vero… sto morendo!
Le ultime forze mi stanno abbandonando e sto perdendo la lucidità mentale.
Il terrore mi paralizza ma non riesco a rassegnarmi alla paura, poi tutto sparisce e c’è solo buio e silenzio e il mio petto ha smesso di contrarsi.
Poi chiudo e riapro gli occhi di colpo!
La bocca affamata inghiotte l’aria, che arriva prepotente nei polmoni, tossisco spasmodica.
Mi ritrovo distesa nel letto di casa mia, al buio, mi passo la mano nell’incavo del collo sono intrisa di sudore, cazzo era un incubo!
Maledetto boia senza volto!
Mi siedo sulla sponda del letto, ho bisogno di bere un bicchiere d’acqua, la bocca è asciutta, è piacevole il freddo del pavimento sotto i pedi nudi.
L’orologio attaccato alla parete sopra il frigorifero segna le sei meno un quarto, decido di fare una doccia calda, per lavarmi di dosso la smania, non ho più il coraggio di rimettermi a letto e chiudere gli occhi.
La mattinata all’università tutto procede come al solito, le stesse noiose ore di lezione da seguire, ma non riesco a togliermi dalla testa quel maledetto sogno.
Poi alle undici mi chiama al telefono mia madre, rispondo.
«Questa mattina è morta tua zia!» Mi dice.
Rimango senza parole!
Non so cosa dire per darle conforto, ho solo una domanda: «A che ora e morta?»
«Hanno detto alle 10 e 15!»
Non le rispondo, chiudo la chiamata in totale silenzio.

Questo Racconto è un’opera di fantasia. Nomi, persone, animali, luoghi, avvenimenti, città e cose sono il frutto dell’immaginazione dell’autrice. Qualunque somiglianza a persone, animali, luoghi, avvenimenti, città e cose è puramente casuale.

Copyright: Chiara Gentili
Tutti i diritti sono riservati all’autore in Italia e all’estero, per tutti i paesi. Nessuna parte di questo libro può essere memorizzata o trasmessa con qualsiasi mezzo, in qualsiasi forma senza autorizzazione scritta da parte dell’autore. Qualsiasi distribuzione o fruizione non autorizzata costituisce violazione dei diritti dell’editore e dell’autore e sarà sanzionata civilmente e penalmente secondo quanto previsto dalla legge 633/1941.

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C’era una volta

C’era una volta

Dalle poesie di Angelicah

C’era una volta la visione serena di una bambina felice

che giocava e non era mai stanca

e solo quando udiva il richiamo famigliare di sua madre tornava alla realtà della sua casa.

C’era una volta la libertà di giocare all’aria aperta

nei cortili arroventati dal sole di agosto

e si rimaneva in attesa dell’arrivo della fresca pioggia che ci ricordava la fine dell’estate.

C’erano una volta gli adulti che aspettavano la festa del paese per tornare ancora bambini

Intenti a cercare il ricordo del tesoro più grande: l’amicizia.

C’era una volta una bambina che sapeva usare la fantasia

oggi c’è una donna che vuole rievocare i fantastici mondi della sua infanzia.

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Poesie 0

La Guerra

LA GUERRA

Dalle Poesie di Angelicah

Distesa su un prato verde

Sto guardando il cielo azzurro

Ogni tanto passa qualche nuvola serena

Il vento soffia

Si sente il profumo dei fiori

Chiudo gli occhi

Un bambino piange

È la voce del mondo che chiede aiuto

Li riapro

Mi trovo in una città distrutta dalle bombe

In lontananza si odono voci

Che si mischiano al rumore degli spari

Il cielo adesso non è più azzurro

Ma è rosso come il sangue

E sembra soffrire di questa miseria

Il prato verde è scomparso

Come il profumo di primavera

Niente ora non c’è niente

Solo morte e distruzione

 

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L’AQUILA

L’AQUILA

Dalle poesie di Angelicah

L’Aquila vola libera nel cielo

È padrona del vento

È forte

E ogni animale che la vede scappa

Perché sa di non poter vincere contro di lei

Ora però l’aquila non è più la regina

C’è un altro animale più forte di lei è l’uomo

Che non ha il coraggio di affrontarla nel cielo

Dove lei è maestra

Le spara vigliacco alle ali

L’Aquila che non può niente contro il fucile

Cade a terra e muore.

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SOGNO

SOGNO

Dalle poesie di Angelicah

Sospesa tra cielo e terra

Guardo l’orizzonte

E il mio sguardo si perde con l’infinito

Ho visto due occhi

Che sono nel mio destino

Sottratta da questo sogno

Continuo a cullarmi

Nel pensiero di quel bel ricordo

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