La Vecchia Signora – racconto di Natale

14 dicembre 2017


La Vecchia Signora – Racconto di Natale

È il giorno della vigilia di Natale, la città in questo periodo si veste di luminarie e profumo di caldarroste. Oggi come tutti gli anni i negozi chiuderanno nel tardo pomeriggio, le strade ad una certa ora rimarranno vuote e la gente correrà a casa a consumare la cena natalizia in famiglia.

Io dovrei andare alla mensa a consumare un pasto dignitoso, almeno questo è quello che ci hanno promesso, due pietanze hanno detto, un primo è un secondo e poi visto che è la notte di Natale ci sarà anche una pezzo di dolce.

Chi me lo ha detto? Ah Si! Mario è stato!

Quell’amico che di solito dorme vicino alla stazione, me lo ha detto lui l’altro giorno, quando ci siamo incontrati per caso ai mercati generali, quando eravamo lì a cercare nei bidoni della spazzatura qualche avanzo ancora messo bene.

Lui ha detto, che ci va sicuramente alla mensa e che un pasto caldo ogni tanto ci vuole, soprattutto se è la notte di Natale, che la minestra quando è calda ti scalda l’anima, così ha detto Mario…

Ma io… beh io… non ci andrò… mi piacerebbe però, perché ci saranno tanti amici “sfortunati” come me, “sfortunati” ci chiamano quelli della mensa… ma non posso, stasera ho un appuntamento con una vecchia signora.

Ho fame e freddo, è inutile negarlo… quest’anno dice che non ha ancora gelato e che il freddo arriverà proprio in questi giorni e che fino adesso ancora non sembrava inverno. Chi lo dice non dorme per strada e non usa un cartone per scaldarsi come fanno quelli “sfortunati” come me, chi lo dice ha il suo letto, con coperte di piume… ma per me l’inverno è arrivato da un pezzo, da quando al mercato sono cominciati a sparire i cartoni nuovi. Se ci capiti d’estate al mercato, i cartoni li vedi tutti ammucchiati in un angolo, nessuno li prende, ma appena iniziano a scendere le temperature tutti ne vogliono uno.

Sto divagando come al solito… è l’unica cosa che mi è rimasta da fare… la facoltà di pensare non me l’hanno ancora tolta…

Non andrò alla mensa stasera… un piatto di minestra mi alletta… è vero! Ma ho fatto una promessa alla vecchia signora e poi non posso riempire il mio stomaco, l’ultima volta che l’ho fatto sono stato male per una settimana… se lo allarghi dice che poi si abitua, e dentro ci devi mettere altro per riempirlo, e se quell’altro non ce l’hai beh… soffri…

Stasera mi accontenterò di rimanere qui ad aspettare… mi accovaccerò sotto questo portico in questa strada del centro della città a guardare la gente che passa.

Aspetterò la vecchia signora qui fino a quando i negozi chiuderanno, fino a quando l’ultima vetrina non si sarà spenta, e l’ultima persona non sarà rientrata a casa. Ad un certo punto la strada diverrà vuota e quello sarà il mio momento magico…

Si sono fatte le sei… ne sono sicuro perché ho sentito i rintocchi della campana della chiesa, le persone tra poco usciranno in fila, una alla volta spingendo le pesanti porte di legno… mi diverte guardare le facce della gente, osservo i volti di quelli che escono dalla chiesa dopo aver sentito la predica del prete, hanno un baluginino negli occhi che svanisce dopo qualche pedata sul marciapiede… pressappoco quando passano davanti a me. Alcuni si sottraggono al mio sguardo, altri sfuggono la loro attenzione dall’altra parte della strada, ma tutti fanno la stessa cosa, abbassano la testa, è come se a pochi passi dalla chiesa sentano ancora l’occhiata del Cristo che li giudica dall’alto della sua croce… e si vergognano…

Comunque a me non importa… sono abituato ad essere invisibile, le persone hanno paura di ciò che non conoscono, e a me non mi conosce nessuno… non mi sono mai presentato! E poi se Cristo avesse pensato a me ogni tanto, mi avrebbe aiutato a non dimenticare il significato della parola speranza… ma ormai è tardi… niente ripensamenti… stasera finalmente la vecchia signora mi verrà a trovare!

Sono le sette in punto… Abdul, l’amico che vende le caldarroste, sta mettendo via tutto, ormai non passa quasi più nessuno per la strada, e non vale la pena per lui perdere tempo e rimanere qui fuori a congelarsi il culo… forse anche lui andrà alla mensa a mangiare la minestra… non è cristiano, ma al diavolo! Un piatto caldo non si rifiuta mai!

Finalmente le strade sono vuote, l’atmosfera è surreale… i rumori sono ovattati e l’aria ha perso quel profumo di caldarroste misto a zucchero caramellato, la guazza sta scendendo a terra prepotente, l’asfalto luccica sotto la luce dei lampioni e le mie ossa iniziano a freddarsi. Le vetrine sono spente e le entrate dei negozi sono serrate, negli appartamenti ai piani superiori dei palazzi le luci sono accese, sono tiepide, coperte da un velo di brina spalmata sopra i vetri.

Ho tanta fame… e ho freddo… mi copro col cartone per quello che posso e appoggio la testa sulle ginocchia… è strano come ti prende il freddo, è vero che viene da fuori, ma invece di farti male la pelle, per prime ti fanno male le ossa… il dolore inizia dalle dita delle mani, ti fanno così male che sembra che debbano staccarsi di netto da un momento all’altro, ho paura anche a muoverle.

Oramai per strada non c’è più un anima, l’unica che è rimasta qui fuori è la mia, la temperatura sta calando, me ne accorgo dalla guazza sull’asfalto che è diventata bianca, sta ghiacciando, tiro un po’ più su il cartone per coprirmi meglio, ma è tutto inutile scivola, le mie membra lo sanno che sto congelando e iniziano a tremare.

In verità non so ancora se è il gelo che mi fa venire i brividi o quella donna con la veste nera che mi fissa dall’altra parte del marciapiede… non mi sento pronto, ma non mi importa, rimango qui a contare i miei respiri e aspetto che si avvicini. E se mi chiedesse qualcosa? Qualunque cosa? Saprei risponderle?

È troppo tardi per dubitare di me stesso… la vecchia signora è giunta, è in piedi dinanzi a me, mi posa una mano sulla nuca, appena mi sfiora, il gelo invade tutto il mio corpo, ma smetto di tremare, una pacata serenità mi invade, quella che era la mia vita dai contorni frastagliati diviene una linea definita, il respiro è sempre più pigro e mi addormento in pace con me stesso.

Questo Racconto è un’opera di fantasia. Nomi, persone, animali, luoghi, avvenimenti, città e cose sono il frutto dell’immaginazione dell’autrice. Qualunque somiglianza a persone, animali, luoghi, avvenimenti, città e cose è puramente casuale.

Copyright: Chiara Gentili
Tutti i diritti sono riservati all’autore in Italia e all’estero, per tutti i paesi. Nessuna parte di questo libro può essere memorizzata o trasmessa con qualsiasi mezzo, in qualsiasi forma senza autorizzazione scritta da parte dell’autore. Qualsiasi distribuzione o fruizione non autorizzata costituisce violazione dei diritti dell’editore e dell’autore e sarà sanzionata civilmente e penalmente secondo quanto previsto dalla legge 633/1941.

Opera tutelata dal plagio su www.patamu.com con numero deposito 75005

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